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What the hell happened? – Draft 2013 review (part 3)

Terza e ultima parte del draft 2013. Per i più disattenti o per chi volesse rinfrescarsi le idee qui trovate la parte 1 e la parte 2.

Prima di ricominciare con le scelte e le trade alcune precisazioni su quanto scritto nelle parti precedenti.

A differenza di quanto avevo ipotizzato sia Karasev che Antetokounmpo paiono orientati a fare immediatamente il grande salto in NBA. Se per Karasev la cosa si fa interessante dopo qualche stagione di eurolega in cui tirava da 3 con la precisione di un cecchino per il niger-greco la cosa è piuttosto enigmatica visto che finora giocava con dopolavoristi, neo-adolescenti, effemminati dubbiosi e checche convinte (citando Dodgeball).

Questione Noel e il ginocchio: la voce che voleva lo staff medico dei Suns dubbioso sul ginocchio di Noel è stata sbugiardata. Almeno in parte.
Noel si è rifiutato di fare il colloquio con i Suns (che sarebbe coinciso con le visite di routine e quindi l’ispezione al ginocchio). Non è chiaro se Nerlens si sia rifiutato perché convinto di essere scelto molto più in alto della 5 che spettava a Phoenix o proprio per paura di vedere la sua carriera bollata da quel gruppo di negromanti per il ginocchio che faceva cilecca. Quindi Noel potrebbe sia essere sceso per il suo poco appeal agli occhi degli scout NBA e sia per questo provino mancato.

Pick #21: Gorgui Dieng

Eccola la seconda scelta dei Timberwolves ricevuta per l’affaire Trey Burke. Il centro Senegalese di Louisville potrebbe essere una scelta di quelle che non ti aspetti a questo punto del draft. Ad uno spiccato talento per i rimbalzi il nostro affianca un trattamento di palla in fase di passaggio da bava alla bocca e un jumper in miglioramento. Se pensavate che fosse una sciagura alla Desagana Diop (cui ricordo, a imperitura memoria, che il career high di punti segnati è un roboante NOVE) siete fuori strada.
Certo offensivamente è ancora tutto da costruire ma in difesa potrebbe avere già da subito un interessante impatto e il suo QI cestistico fa ben sperare.
Ebbene sì, dopo anni e anni di sciagure e perculamenti vari i tifosi dei Timberwolves hanno finalmente assistito ad un draft fatto come si deve che ha fatto assumere a tutti un’espressione del genere:

(a margine, se vi ricordate lo show da cui è tratta vi voglio bene).

Pick #22: Mason Plumlee

Partito Humpries i Nets mettono a contratto Mason Plumlee per andare a far legna sotto le plance. Non è scarso come il fratello che gioca nei Pacers, ma tutto sommato all’atletismo e alla capacità di arrivare al ferro anche mettendo palla a terra il buon Plumlee non ha molto da aggiungere al repertorio. Comunque un giocatore pronto dal giorno zero, visto che ha 23 anni compiuti, 5 più di un Goodwin qualunque.
L’highlight della serata per lui è stata la conferenza stampa di Brooklyn in cui i giornalisti volevano chiedere della trade per Garnett, Pierce e Terry, ma non essendo stata (al tempo) approvata non potevano parlarne.
Quindi eccovi 15 minuti di come i Nets sono migliorati perché hanno preso Plumlee che sotto canestro prenderà rimbalzi e bloccherà tiri.
Se va bene gioca 15 minuti a partita, se va male sostituisce la tigre bianca come tappeto della casa di Reggie Evans.

Pick #23: Solomon Hill

Dopo anni in cui la dirigenza Pacers riusciva a scegliere giocatori fenomenali (George, Hibbert, Kawhi Leonard, tutti presi a fine lottery) da un paio di anni a questa parte nell’Indiana si punta a scegliere giocatori che sarebbero, ad essere generosi, da tardo secondo giro.
Solomon Hill è un mestierante a cui ogni tanto può far piacere vedere il pallone dal vivo, a volte addirittura toccarlo.
Ad essere realistici sono 6 falli che camminano dalla panchina.
Le parole usate per descriverlo erano circa:

È bravo a piegare i suoi talenti alle necessità della squadra

Né più e né meno come Ungaretti avrebbe descritto una sega immonda.

Pick #24: Tim Hardaway Jr.

L’ultima cosa che mi aspettavo dalla serata era sentire i tifosi di New York inneggiare al nome del figlio di una che  aveva augurato loro una morta lenta e dolorosa.
Invece al nome del figlio d’arte tripudio totale, i fischi a Stern che diventano cori di incitamento, persone che si abbracciano, cani che vengono ripresi dalle autostrade, lieti fini e musiche da commedia-romantica-di-scarso-livello-con-Jennifer-Lopez-protagonista che riecheggiano nell’aria.
Tim Hardaway Jr. dovrebbe essere il paracadute di emergenza nel caso in cui JR Smith decida di lasciare la grande mela in free agency. Abilissimo a tirare da fuori o penetrare a canestro deve migliorare la selezione di tiro che al momento è pari a quella di Crittenton con la rivoltella.
Non è di sicuro lo stesso giocatore che era suo padre ma può trovare la sua utilità in altre cose.

Pick #25: Reggie Bullock


I Clippers impreziosiscono il loro roster con un tiratore da spot-up e un difensore arcigno. Cattivo come l’aglio in difesa verrà probabilmente anche lui benedetto dall’imposizione delle mani di Beato Chris Paul terzo.
Potrebbe essere un buon fit, non fossero i Clippers più forniti di guardie di una puntata di Lupin.

Pick #26 & trade: Andre Roberson

Con la presa di Roberson comincia quella che, senza grossi dubbi, è stata la parte più caotica e confusionaria della serata. Era come se Wall Street e Benny Hill avessero deciso di fare una puntata assieme.
Comunque i Timberwolves scelgono Roberson e comincia un giro di scambi a tre che nel caos della diecimila trade vere e presunte realizzate in precedenza aveva confuso chiunque. Perfino Wojnarowski, che è il maestro Miyagi della notte del draft era riuscito a malapena a twittare questo:

Schermata 07-2456476 alle 12.30.02

 

Facendo ordine lo scambio dovrebbe essere stato questo:

Minnesota riceve: seconda scelta 2014 (di Golden State), cash consideration

Oklahoma riceve: Andre Roberson (scelta #26)

Golden State riceve: Malcolm Lee (via Minnesota)

Sì, sono confuso anch’io.

Minnesota evita di mettere a roster un contratto garantito di un terzo rookie (ancora, bravi!).
Golden State riceve il carneade Malcolm Lee che poi utilizzerà in futuro mentre Oklahoma mette le mani su Andre Roberson.
Roberson è un giocatore che ha fatto alzare diverse sopracciglia date dalle sue lunghe leve (2,07 metri), la sua abilità difensiva e la capacità di guidare una sorprendente Colorado al titolo della Pac-12 con quasi 11 punti e 11 rimbalzi a gara.
A occhio sembra l’ennesima mezza magata di Sam Presti che trova il sostituto di Ibaka o un giocatore utile per un quintetto che potrebbe generare mismatch in ogni ruolo. Scelta comunque che ha sorpreso diversi scout, di sicuro uno dei giocatori da tenere d’occhio il prossimo anno.

Pick #27 & trade: Rudy Gobert

I Nuggets scelgono il francese Gobert e lo mandano a Utah per poca roba.

Utah riceve: Rudy Gobert

Denver riceve: scelta #46 del draft, cash consideration

Se qualcuno ha una benché minima idea di cosa diventerà Gobert da qui a 5 anni è pregato di dirlo a noi o a Mistero.
Gobert è un longilineo centro con istinti difensivi discreti nel corpo di un fenicottero. Gambe e braccia lunghissime è capace di recuperare in difesa sull’avversario che lo batte riuscendo a oscurargli il canestro anche da dietro.
Per il resto è un punto interrogativo con una canotta da basket, non abbiamo idea del se e come diventerà sano o se mai reggerà i contatti NBA o meno. Potenzialmente materiale da lottery, in realtà un rischio che potrebbe ben pagare. E a fine primo giro un rischio se lo possono permettere tutti.
La presa di Gobert fa però presagire per Utah che i giorni di Al Jefferson siano terminati.

Pick #28: Livio Jean-Charles

Chiunque vi dica che ha visto giocare Jean Charles per più di 20 minuti o mente, o lavora per gli Spurs, o è Jean-Charles in persona.
Fatte queste premesse è l’ennesimo Stash degli speroni che lasceranno maturare il nostro qualche anno per poi farlo venire a casa base in Texas a spaccare culi.
Come lo so? Lo hanno scelto gli Spurs! È uno di quei rari casi in cui si può dire a occhi chiusi “Ok, steal!” perché tanto lo hanno preso loro. Sulla fiducia.

Pick #29 & trade: Archie Goodwin


Eccola qui la conclusione della trade a tre vista poche posizioni fa. Golden State per conto di Phoenix sceglie l’ennesimo “one and done” di Calipari e lo impacchetta assieme al neo arrivato Lee.

Phoenix riceve: Archie Goodwin, Malcolm Lee
Golden State riceve: scelta #30 del draft

Goodwin era un pallino di McDonough da tempi immemori. C’è da capire in che ruolo giocherà visto che per tutto il mondo era un 2 sottodimensionato mentre per Calipari era un playmaker con obbligo di far canestro.
Uno dei giocatori più giovani e dal potenziale più alto dell’intero draft si presenta in NBA senza uno straccio di jumper che non sia quello cadendo di lato o all’indietro o in diagonale verso le tribune.
D’altra parte ha una dedizione di entrare a mille all’ora in area e spalmarsi nel parquet che è seconda solo a quella di Willy E. Coyote.

Pick #30: Nemanja Nedovic

E con la scelta appena ricevuta da Phoenix i Warriors si assicurano il dodicesimo international del primo giro.
Nedovic è uno slasher eccezionale, con il fiuto per il ferro e la tenacia di un mastino sui due lati del campo. Da migliorare la visione di gioco e il rilascio palla, ma una presa che interpreterei come paracadute nel caso in cui Jarret Jack saluti in free agency.

E con questo si conclude il primo giro, alcune chiamate del secondo da tenere d’occhio sono queste:

#31: Allen Crabbe

Tiratore di spessore, pensavo finisse a ridosso della lottery e che fosse il piano B di Cleveland. Che invece se lo ritrova nel secondo giro

#32: Alex Abrines

Tra un paio d’anni lo risentiamo spesso questo nome. Io il centesimo ce lo spendo.

#35: Glen Rice Jr.

Il “SE” che si porta dietro è il colossale problema caratteriale, ma si è fatto un anno in NBDL che lo porterà a sorprendere, specialmente nei primi mesi.

#37: Tony Mitchell

L’ultima cosa che mancava al reparto lunghi di Detroit era un’atleta della madonna. Check.

#39: Jeff Whitey

Grezzo, lento e poco talentuoso. Ma ha centimetri ed effort per finire anche a primo giro. Scivolato quaggiù i Blazers lo chiamano per rivitalizzare il posto che l’anno scorso era di Jarred Jeffries (brrrr).

#41: Jamaal Franklin

Anche qui materiale da primo giro. Buona presa di Memphis.

#43: Ricky Ledo

QI stellare e ottimo jumpshot. Per molti era materiale da fine primo giro.

#58: DeShaun Thomas

“No Buford, non te lo lascio il mio numero di telefono che tanto non ci finisco mai a fine giro da San Antonio. Non mi dovete nemmeno chiamare.”

Com’era il discorso dei draft di San Antonio?

È tutto signori. Un draft davvero memorabile più per tutte le follie che sono successe più che per la quantità di talento che ha sfornato.
Ovviamente i titoli di coda della carriera di Stern con il siparietto con Hakeem Olajuwon (il primo giocatore mai chiamato dal Commish) sarà uno di quei video da “instant nostalgia”.

Fatemi pure sapere nei commenti che impressioni avete avuto, se siete rimasti stregati da un giocatore in particolare o se qualche mossa vi ha sorpreso.

Se vorrete fischiare o insultarmi io farò esattamente come Stern:

A presto!

 

 


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