«

»

What the hell happened? – Draft 2013 review (part 1)

Se ve lo siete perso (o probabilmente anche se lo avete seguito) il draft di ieri sera è stata una girandola di colpi di scena. Dubito davvero che qualche sceneggiatore non abbia deciso di metterci mano.
L’intento è quindi quello di andare a riassumere ciò che è successo trade per trade, scelta per scelta fino a fine primo giro.

Ma prima, delle doverose premesse.(Lo so, lo so, ma devo comunque farle.)

Fare una sorta di review di una trade o di una scelta il giorno dopo che è stata fatta è una cosa di davvero poco conto. Parlerò principalmente di impressioni, motivazioni e previsioni personali. Quindi prendetelo pure con le molle, state pur sempre leggendo l’articolo di uno che diceva che Kyrie Irving era un bust salvo poi diventarne la prima puttanella due mesi dopo, finendo pure con lo scriverne un simposio.

Iniziamo per prima cosa con la trade che ha preceduto tutto il draft:

#TRADE: Boston-Nets

Boston riceve: Kris Humpries, Reggie Evans, Gerald Wallace, Tornike Shengelia, Keith Bogans (via sign&trade), Kris Joseph, 3 prime scelte future

Brooklyn riceve: Kevin Garnett, Paul Pierce, Jason Terry

Fuochi d’artificio di prova, neanche si comincia e subito c’è la trade blockbuster.
Boston entra in modalità smobilitazione totale: dopo l’addio a Doc Rivers Ainge spedisce via anche Paul Pierce e Kevin Garnett, due dei Celtics di cui probabilmente verrà ritirata la maglia e finiranno in Hall of Fame assime a Jason Terry. A Boston al momento rimangono Rondo, Sullinger, Jeff Green e qualche maceria più la carrellata di roba che arriva da questa trade. Nell’ordine:

– Kris Humpries: “mi bombavo Kim Kardashian, guadagno 12 milioni e scado tra 12 mesi”

– Reggie Evans: “o mi tagli e me ne vado in una contender o ti mangio il cuore”

– Gerald Wallace: un contratto che farebbe indignare il Movimento 5 Stelle costringendoli ad abbandonare la politica per parlare di CBA

– Tornike Shengelia: Se scrivete il suo cognome su google la prima cosa che vi appare è questa

Schermata 06-2456472 alle 11.33.48

 

– Keith Bogans: Fondamentalmente una pippa

– Kris Joseph: Draftato dai Celtics e fu subito D-League. Tagliato. Firma un decadale e poi un minimo coi Nets. Torna ai Celtics. “ANCORA TU???”

– 3 scelte future: ecco, questa è roba ottima. Sono 3 prime scelte non protette al draft 2014 (molto profondo), 2016 e 2018 quando ai Nets potrebbe non essere rimasto più nulla. Per un team in ricostruzione questo vale il prezzo del biglietto.

Dall’altra parte i Nets colmano i maggiori buchi a roster aggiungendo Kevin Garnett in e Paul Pierce in quintetto e Jason Terry da sesto uomo. In pratica i primi 6 giocatori dei Nets sono potenziali all star e/o futuri hall of famer.

La cosa bella è che i Nets diventano favoriti per il titolo, la cosa meno bella è che forse sono favoriti assoluti per il titolo del 2007.

Diventano vecchi e con una data di scadenza sopra come neanche lo stracchino che tenete in frigo da un paio di settimane.
In più fanno allenare Deron Williams e Kevin Garnett a Jason Kidd (di cui aspetto con ansia il reality assieme a quello di Rondo & Humpries in squadra insieme per un anno) e si privano di tre scelte che in futuro potrebbero essere sanguinose.

Ma sono in modalità o la va o la spacca, hanno una finestra temporale di 1-2 anni e poi si riparte. È una mossa condivisibile, non prendi tutti i giorni Garnett e Paul Pierce e sicuramente guadagnano uno spettatore in più per il prossimo anno su diverse partite.

Chicca finale, tra monte salari e luxury tax i Nets pagheranno una somma vicina ai 180 milioni di dollari. Sì, 180. Praticamente più di 3 volte quello che pagheranno molte altre franchigie.
I’m Prokhorov bitches!

Pick #1: Anthony Bennett

Prendete tutti i mock compilati nei mesi scorsi da ogni persona in questo pianeta: esperti, appassionati, curiosi, esordienti, panzoni buontemponi. Tutti.

Bene, dopo 5 minuti dall’inizio del draft sono già tutti da buttare. BOOM BABY!

Anthony Bennet è un tweener di quelli buoni, che a livello alto potrebbe essere un 4 dominante per ampi tratti. Vale la numero uno? NI. Nel senso che per ampi sprazzi di partita è un giocatore davvero dominante, con un arsenale offensivo davvero intrigante nonostante i problemi di peso.

Ma a Cleveland?

Bennet sembra destinato a giocare fisso nello spot di 3, di cui temo la sua lentezza contro i pariruolo o a giocarsi i minuti con Tristan Thompson che hai draftato 2 anni fa.
E la cosa peggiore di tutte, se credevate ad un ritorno di LeBron a Cleveland è che Bennett non c’entra una beneamata fava in un team con LBJ. Ecco, l’ho detto.

Ok, è un draft che non da punti di riferimento, probabilmente non ci sono stelle. Tutto vero. Ma se sei nella posizione di Cleveland o prendi un giocatore che ti porta dritto ai Playoff o se vuoi a tutti i costi Bennet puoi FARE TRADE DOWN!
Potevo capire benissimo Noel, potevo anche capire Len, potevo accettare Oladipo o a malincuore McLemore, ma mai mai e poi mai mi sarei aspettato Bennett.

L’effetto positivo di questa scelta è che probabilmente ha avuto lo stesso effetto di inserire furtivamente un elefante in una cristalleria con tutti gli sconquassamenti successivi che ha provocato.

Pick #2: Victor Oladipo

Parliamo un attimo di potenziale.

Spesso se ne abusa quando si parla di prospetti, viene definito come il parametro intangibile, una sorta di aurea mistica che può permeare un giocatore dandone uno status di All Star. Mai nulla di tanto sbagliato.

Il potenziale si misura, e molto bene, dai progressi che un giocatore riesce a fare. Se in pochi anni il giocatore in questione impara a fare tante cose (e bene) è molto probabile che riuscirà ad impararne molte altre rendendolo un giocatore migliore. Questo è potenziale vero e proprio, non la roba alla Darko Milicic.
Da questo punto di vista ho adorato la presa dei Magic: Victor Oladipo è un giocatore che l’anno scorso sapeva fare pochino e quest’anno è migliorato abbondantemente sotto tutti i punti di vista. Nasce specialista difensivo e in anno diventa difensore dominante sul perimetro, solido tiratore dal piazzato, sufficiente tiratore dal palleggio, ottimo penetratore, eccellente nel concludere a canestro.

Più ci aggiungiamo un fisico NBA ready e un’etica del lavoro da fare invidia ai migliori professionisti.

I magic hanno fatto la scelta più sicura in quanto è l’unico giocatore dell’intero draft a non avere red flag di nessun tipo.

Adesso hanno solo l’obbligo di liberarsi di Afflalo in futuro, che sta molto meglio in un team da playoff che in una squadra in ricostruzione, ma comunque il nucleo dei giovani che hanno assemblato a Orlando è maledettamente interessante.

Pick #3: Otto Porter Jr.

I Wizards hanno scelto sia per necessità sia per disponibilità di BPA, combinazione insolita ma fortunosa in un draft. Otto Porter ha istinti da miglior giocatore dell’intera compagnia, ma avrebbe faticato a trascinare da solo una squadra. Invece può finire a fare il terzo in un backcourt che gli lascerà solo i tiri che preferisce e gli chiederà di fare il collante perfetto tra attacco e difesa ruotando in entrambe le fasi tra gli esterni e i lunghi. Premessa fantastica.

Ci aggiungiamo che è un prodotto locale per non farci mancare nulla, cosa volete di più?
Non sorprendetevi se i Wizards diventano improvvisamente (ma neanche troppo) una squadra da seguire il prossimo anno.

Pick #4: Cody Zeller

Sfottere i Bobcats per le loro scelte sembra uno sport facilmente praticabile al giorno d’oggi. Con quello che ti sta passando il convento la franchigia di Charlotte si adegua ai suoi piani iniziali e resta fedele nelle sue convinzioni.
Draftare Zeller alla quarta davanti a Noel, Len, McLemore e altri sembra follia, invece non riesco a farmi dispiacere questa scelta.

Zeller è un ragazzo d’oro, che sa giocare benissimo a pallacanestro (cosa che ogni tanto sembra passare in secondo piano quando si parla di Draft), atleticamente è una favola (a differenza degli altri centri scelti a questo draft) e che ogni allenatore vorrebbe allenare. In più è un uomo-spogliatoio favoloso (così come Oladipo) e non avrà problemi a restare a Charlotte in futuro.
Il problema forse è tutto di chi critica. Charlotte sta avanzando passo passo verso un processo di crescita che sarà lungo e doloroso, ma pochi tasselli alla volta (Kidd-Gilchrist e Zeller), con uno scouting fatto davvero bene e con zero pressioni addosso stanno costruendo la squadra per il giocatore che alla fine gli farà fare il salto di qualità. Perché ancora non è arrivato, ma se dovesse arrivare ci sono tutte le condizioni per fare bene in un posto così. Aspettiamoli e vediamo che ci offrono.

Pick #5: Alex Len

Per parlare di questa scelta che alcuni di voi sciacalli maledetti aspettavano come il natale citerò uno dei libri che più detesto in assoluto: il Piccolo Principe.

“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno”. E le rose erano a disagio. “Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si puo’ morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e’ piu’ importante di tutte voi, perche’ e’ lei che ho innaffiata. Perche’ e’ lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche’ e’ lei che ho riparata col paravento. Perche’ su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche’ e’ lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche’ e’ la mia rosa”.

Quello che il Piccolo Principe si dimentica di dire è che ha speso mezza vita a badare a UNA STUPIDISSIMA ROSA!

Questo mi pare il modo più corretto per interpretare la scelta di Phoenix dopo che gli altarini sono stati svelati.

McDonough nel 2010 va a vedere un campionato under 18 Ucraino in una palestra dove si gioca sotto zero e con 30 presenti in tutto, giocatori compresi. Nota questo Alex Len e se lo segna, quest’ultimo va a Maryland e in due anni migliora piuttosto sensibilmente. L’anno dopo McDonough riceve le chiavi di una franchigia e quello stesso anno Alex Len si dichiara al draft. Il piccolo irlandese ne è talmente invaghito che ci parla in ogni occasione disponibile (combine, provini di altri prospetti eccetera). Il suo mondo ruota attorno a questo ragazzo e non esiste nient’altro. Ne é talmente affascinato che convince tutti gli altri nello staff a prendere il centro ucraino visto nella palestra fredda.
I suns compilano la loro lista preferenze e mettono Len alla 1. Alex arriva alla 5 e incuranti di chi altro è rimasto libero i nostri si abbracciano nel lieto fine.

Chiariamoci, McDonough è visto benissimo all’interno dei piani alti della NBA a differenza del sottoscritto. Si parla di lui come della futura rock star tra i GM e tutto sommato Len è un prospetto con potenziale da esplorare, a lungo termine potrebbe forse essere il miglior lungo di quelli del draft.
Ma parlando di need e di disponibilità resta una scelta estremamente stupida.

I Suns non hanno talento. Zero. Niet. Buio pesto. Non sanno far canestro e ci sono ampi tratti di partita in cui per fare avanzare quel tabellino ci vogliono anche 5 minuti di gioco effettivo. Una tragedia!
Quando hai la possibilità di prendere un talento come McLemore devi solo lasciar perdere le statistiche avanzate e i  sentimenti che provi per un giocatore. A volte il basket è più semplice di quello che lo si vuol dipingere.
Quindi?

Quindi Len diventa il centro di una squadra già piena di centri europei che ha a roster nello spot di guardia solo Shannon Cannone Brown e che dovrà passare da una curva di apprendimento e di adattamento al gioco (problemi di falli alert) per un periodo lungo e doloroso.

Magari è la scelta giusta, magari è la pedina perfetta per un futuro migliore. Non si può sapere adesso.
L’unica cosa certa è che essere tifosi dei Suns oggi è uno schifo. Punto.

Pick #6 & Trade: Nerlens Noel

Parliamoci chiaro: ieri è stata una giornata no per Nerlens Noel.

Arrivi al draft dove 8 analisti su 10 ti danno alla prima assoluta e vedi altre persone chiamate prima di te e un conto in banca assottigliarsi via via che altri salgono sul podio dove tu dovevi già essere. La faccia che fai in quel momento è questa:

Ma c’è un motivo per cui un giocatore come lui finisce dopo la 5.

Come avete intuito sono il primo critico dei Suns e non riesco a farne a meno. Se c’è una cosa però di cui mi fido fino alla fine del giudizio di Phoenix è quello che dice il loro staff medico.
Senza girarci in torno quel team lì è composto da un mix di sciamani vodoo e negromanti. Non ci sono altre spiegazioni. Negli ultimi anni potete contare:

– Ripristino della schiena di Steve Nash che si rompe appena lascia la squadra
– Rigenerazione delle caviglie di Hill, che prima di arrivare a Phoenix era un semi-storpio per poi diventare un iron man instancabile e per finire rotto di nuovo appena lascia la squadra
– Restauro dell’alluce di Shaq che gli ha allungato la carriera di tre anni buoni per farlo giocare il maggior numero di partite in quell’età dai tempi in cui dominava in lungo e in largo. Anche lui si rompe lasciata la squadra
– Definito le ginocchia di Stoudemire “simili a quelle di un settantenne”. Detto fatto.
– Resurrezione di Michael Redd, da pensionato in the making a titolare per una stagione dopo 2-3 anni di ritiro
– Resurrezione di Jermaine O’Neal da fossile estinto a specialista difensivo

Se il team di Phoenix dice una cosa sul discorso di salute lo si prende sul serio. E se lo staff di Phoenix, come sembra, ha avuto diversi dubbi sul ginocchio di Nerlens Noel la cosa comincia a diventare molto sospetta.

Comunque i Pelicans draftano il nostro e imbastiscono in un minuto la trade con i 76ers.

New Orleans riceve: Jrue Holiday, scelta #42 del draft

Philadelphia riceve: Nerlens Noel, 1 prima scelta 2014

Ok, qui comincia ad esserci un vero casino. I Sixers erano la mina vagante di questo draft e lo sono diventati sotto ogni punto di vista.
Prima di tutto la mossa di cedere Jrue è stata un fulmine a ciel sereno inaspettato per tutti. Se sposti il tuo miglior giocatore, un all star di 23 anni (di cui sono da tempo innamorato perso) lo fai per prendere qualcosa di grosso. E in qualche caso lo hanno anche ricevuto.
New Orleans comunque mette le mani su uno scorer purissimo che può giocare sia di fianco a Vasquez sia accanto a Gordon. Ma a pensarci bene forse giocherebbe male con entrambi.
Nonostante tutto è un giovane di grande talento e valore e assieme a Davis comincia a formare un telaio di tutto rispetto per i Pelicans.

Phila riceve la prima scelta di New Orleans al draft 2014 che è protetta solo nelle prime 3! Questa rischia davvero di essere qualcosa di colossale. I Pelicans sembrano destinati di restare in lottery un altro po’ di tempo e cedono un asset spaventoso. Se New Orleans non vince la lottery il prossimo anno rischia di non scegliere in uno dei draft più profondi e talentuosi da qui a molto tempo.

Inoltre ricevono  Nerlens Noel, e qui la cosa mi perplime un bel po’.

Perché hai appena ceduto il tuo miglior giocatore per sostituire il tuo vecchio centro dalle ginocchia problematiche con un nuovo centro dalle ginocchia problematiche. Tutto sommato è la stessa cosa di fare così aspettandosi che funzioni:

Magari mi sbaglio, ma il vero asset rischia di essere la scelta 2014.

EDIT: La scelta di New Orleans è protetta top 5, non top 3 come erroneamente riportato.

Ah per concludere con Noel. Il nostro stava rilasciando le interviste di rito con il cappellino Pelicans addosso.

– “Nerlens, sei stato appena scambiato a Philadelphia!”

– “Phila? Fantastico! Non vedo l’ora di giocare assieme a Jrue Holiday!”

Non era la sua serata. Palese.

Pick #7: Ben McLemore

Ho annusato parecchio scetticismo sul ragazzo a Sacramento. Non ne sarei così sicuro.
Comunque, in soldoni, ecco cosa è successo.

I Sacramento Kings si presentano con i nuovi proprietari dopo aver mandato via a calci in culo congedato i Maloofs. La nuova cordata, guidata dall’ex stella NBA e attuale sindaco Kevin Johnson ha rilevato la squadra facendo scivolare via le voci di Seattle. I Kings effettuano i loro scout, i loro provini e rimangono folgorati dal talento di McLemore. Letteralmente innamorati persi.
Allora si rimboccano le maniche e imbastiscono trade con tutte le squadre, dalla 2 alla 5, per assicurarsi il talento del freshman di Kansas.

I Magic rifiutano quando hanno la certezza di avere Oladipo, che non troveranno più alla 7. I Suns fanno lo stesso per Len, i Bobcats temono i Pelicans per perdere Zeller e quindi tutto resta com’è. Ma la scelta di Bennett alla uno fa saltare il banco e McLemore incredibilmente comincia a scivolare via dalle 3, poi dalle 5 fino a finire alla settima chiamata assoluta.

I Kings si ritrovano il ragazzo che tanto desideravano esattamente dove sono loro, senza bisogno di muoversi.

Che problemi ci sono con McLemore? Il ragazzo è un talento 5 stelle, uno scorer fenomenale e una capacità di migliorare notevole (vedi Oladipo). La differenza però è che ha bisogno del contesto giusto per fare bene, perché il rischio, con la testa e i problemi familiari che ha, è che si perda. E un talento del genere, se ben motivato diventa Ray Allen, se usato male diventa il nuovo Michael Beasley. Sì. l’ho detto.

Ma io resto fiducioso. Perché stravedo per Ben da tempo e perché credo che Sacramento non farà di lui un pezzo della squadra ma la pietra da cui ripartire. Se non si sono mossi ulteriormente alla sera del draft non vuol dire che non lo faranno in futuro.
Quindi una scelta da All-In, abbiamo tra le mani il futuro rookie dell’anno o uno dei talenti più cristallini sprecati.

 

Pick #8: Kentavious Caldwell-Pope

Se mi era piaciuta la scelta di Ross l’anno scorso  a Toronto sono innamorato della scelta di Caldwell-Pope a Detroit quest’anno. KCP ha fatto un sali e scendi nello scorso mese finendo nel punto più in alto ipotizzabile.
I Pistons, che hanno già nel motore un reparto lunghi sensazionale con Monroe e Drummond, avevano bisogno di uno scorer sugli esterni. E questo è quello che è KCP in parole povere.
L’anno scorso ha guidato Georgia Tech in punti e rimbalzi, quasi 18.5 punti a partita. Non una singola sera è finito sotto la doppia cifra realizzativa. Davvero niente male.
Se riesce a sistemare i problemi in difesa (che non sono pochi) è un giocatore perfetto per i Pistons che si confermano, negli ultimi anni, tra le migliori squadre a muoversi al draft. Chapeau!

Pick #9 & Trade: Trey Burke

Era il primo pick di Minnesota da quando se ne è andato Khan, ma quando hanno selezionato l’ennesima PG la reazione di tutti è stata questa:

E invece colpo di scena: Minnie si muove benissimo in questo draft e imbastisce, a mio modo di vedere, la miglior trade della serata:

Minnesota riceve: scelta #14 e la scelta #21 del draft
Utah riceve: Trey Burke

Minnie ovviamente, avendo già a roster Rubio, Ridnour e Barea non aveva intenzione di tenere a roster l’ennesima PG ma ha fatto quello che non aveva mai fatto con la precedente gestione: scegliere il BPA e muoversi di conseguenze. Due scelte nel primo giro (che diventano 3 in tutto con la #26 che già avevano)  che tratterò più avanti.

I Jazz invece si prendono quello che, a mio modestissimo parere, rischia di essere la vera stella di questo pazzesco draft con la capacità di guidare una squadra dal giorno zero. A parte le battute per la coppia Burke&Burks che pare uscita da una sitcom di serie B anni ’80 i Jazz adesso hanno un quintetto composto da Burke-Burks-Hayward-Favors-Kanter.
Che vi piaccia o meno è un nucleo giovano davvero davvero intrigante. Inoltre ricevono in Trey il giocatore che finalmente può far girare un attacco (vero Jamaal Tinsley/Mo Williams?) e un leader. Colmano il buco maggiore a roster con il miglior giocatore disponibile nel draft e lo fanno cedendo le loro scelte che non avrebbero mai portato esattamente quel giocatore che volevano.
Ah, l’anno scorso hanno perso il posto ai playoff allo spareggio con i Lakers. Quest’anno cosa si fa in primavera a Salt Lake City?

Pick #10: Cj McCollum

Portland era una delle squadra destinate maggiormente a muoversi in questo draft. LaMarcus Aldridge aveva accusato mal di pancia in continuazione e si pensava di vendere la scelta per arrivare a un lungo decoroso (Gortat?) o tenerla per qualcuno che potesse allungare la panchina.
A Grantland Cj McCollum aveva dichiarato di essere stato in contatto con Damien Lillard per ricevere consigli su come muoversi. Sorpresa: Damien Lillard è il tuo nuovo compagno di squadra!

McCollum a questo punto del draft era praticamente un no brainer. Scorer purissimo, tiratore eccezionale, tweener tra 1 e 2 ma nessun problema a giostrarsi i minuti dalla panchina.
Trovato lui Portland ha ben pensato di tenersi la scelta e staccare la spina del telefono. Adesso i Blazers hanno uno scorer dal pino, un solido giocatore NBA e un buon motivo per far star sereno Lillard.
A margine alla #39 hanno preso pure Whithey che era il lungo che mancava per completare il roster. Fatto questo c’era rimasta una sola cosa da fare a Portland: stappare una bottiglia di vino buono, mettere su un disco di Al Green e godersi la serata

[Continua…]


Fatal error: Uncaught Exception: 12: REST API is deprecated for versions v2.1 and higher (12) thrown in /home/balldont/public_html/wp-content/plugins/seo-facebook-comments/facebook/base_facebook.php on line 1273