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NBA Salary Cap (part 2): Cap Holds, Bird Rights, Restricted Free Agency

E senza girarci troppo intorno, come anticipato la faccenda inizia a complicarsi.

In conclusione della prima parte, dedicata alla comprensione delle operazioni di mercato più basilari, sono comparsi i tre links di riferimento per quanto riguarda i salari dei giocatori e le situazioni globali delle franchigie.

Questo è probabilmente il momento peggiore dell’anno in cui utilizzarli per rimanere aggiornati sulla situazione, dato che per i curatori di quegli spazi è estremamente difficile stare al passo con gli accordi raggiunti e contemporaneamente fornire dati che siano successivamente precisi.

Eh ma allora, se dovrebbero servire per capire quanto spazio salariale le squadre abbiano, ma ora non si possono guardare… cosa farsene?
Ecco, appunto.

Innanzitutto tutti i movimenti di mercato di cui si sta sentendo parlare sono accordi verbali.
Nel 99,9% dei casi, cioè tutti quelli che non prevedano la presenza di Carlos Boozer, sono assolutamente definitivi.

Ma fino al 10 luglio non si può mettere su carta nulla.
Ciò significa che le squadre stanno chiudendo operazioni che poi verranno formalizzate in un ordine che non è necessariamente quello cronologico di questi giorni.

Perché l’ordine è tutt’altro che indifferente.
Rinnovare un proprio giocatore prima di firmare un free agent o firmare prima di rinnovare, cambia.
10 milioni più 5 milioni fa sempre 15, ma può essere che partire con l’operazione da 10 sia consentito e partire con quella da 5 no. O viceversa.

Ad occupare spazio salariale non sono solo i contratti in vigore, ma anche… Altro. Roba che lascio volentieri disponibile per la lettura e che per provare a spiegare avrei prima bisogno di capire in prima persona.

Però ecco, la parte principale vale la pena di essere approfondita.

Ladies and gentlemen…

 

CAP HOLD

Cap che?
Cap hold, cioè qualcosa che tiene impegnato parte del cap.

Qui rappresentato da John Salley.
No, nessuna botta in testa.
Cioè, sì, ne ho prese tante, ma non stanno intaccando il concetto.

Il quattro volte campione NBA (la doppietta dei Bad Boys e poi Bulls ’96 e Lakers 2000, unico insieme a Robert Horry a vincere con tre diverse franchigie), qui presente in tutto lo splendore (…) della sua attuale occupazione da star della tv e che con il sottoscritto condivide il compleanno (eh, le coincidenze) è infatti titolare del più datato cap hold attualmente esistente, risalente al luglio 2000 e che appunto è uno dei tanti (Mitch Richmond e Karl Malone tra gli altri) a figurare nel monte salari dei Los Angeles Lakers.

 

Come detto nella prima parte, alla scadenza di ogni contratto vengono generati dei diritti, i Bird Rights. La squadra che ha visto scadere il contratto in questione ha il diritto di rinnovarlo a prescindere dalla propria situazione salariale.
Ma questi diritti occupano spazio, non sono “omaggio”.
Non costano nulla in termini monetari, ma in termini di flessibilità sì.

Come vengano calcolati è altra parte dell’argomento su cui si può tranquillamente sorvolare (ma per chi proprio non può fare a meno di saperlo, basta un click), è però indispensabile tenere conto che esistono e incidono nel momento in cui si vuole valutare la posizione di una data squadra per capire quanto spazio o eccezioni salariali ancora abbia a disposizione.

Il cap hold rimane conteggiato finché:

– il giocatore firma un nuovo contratto con la squadra che ne detiene i diritti.
In questo caso il salario reale prende ovviamente il posto dell’hold.

– il giocatore firma un contratto con un’altra squadra.
In questo caso l’hold semplicemente scompare

– la squadra rinuncia ai diritti.
Per “rinunciare” si intende rifiutare definitivamente la possibilità di utilizzarli, per avere più spazio salariale.

E John Salley?
Nel 2000 si è ritirato.
Quindi non rientra nelle prime due casistiche.
Ma se il cap hold è ancora lì evidentemente non rientra nemmeno nella terza.
Questo perché dal 2000 a oggi i Los Angeles Lakers non hanno mai avuto bisogno di rinunciare ai diritti su di lui per creare spazio salariale, dal momento che non hanno mai avuto la possibilità di trovarsi sotto la soglia del Salary Cap.
Purtroppo pare proprio che l’aspettativa di vita del cap hold di Salley, Malone, Richmond & co. sia inferiore all’anno, dato che i Lakers aspirano ad essere molto attivi nella Free Agency 2014… Ma è stato bello.

Il senso di non rinunciare ai diritti?
Semplice: appena sopra il cap si sta “meglio” che appena sotto.
Un milione sopra il cap si ha a disposizione la MLE (5,2M) e ad anni alterni la BAE (2M).
Un milione sotto si ha a disposizione quel milione, più la Room MLE (2,6M).
Quindi a volte, per quanto questo possa apparire un controsenso, può far comodo avere qualcosa che occupi spazio. E finché non è necessario separarsene, ce lo si tiene ben stretto, che potrebbe sempre servire, non si sa mai.

Per quanto riguarda delle mosse da effettuare… Stessa filosofia.
Se il cap hold risulta maggiore di quello che sarà il reale stipendio (un caso per tutti: Manu Ginobili, hold di 19 milioni, nuovo contratto da 7) e si ha interesse a tenere spazio occupato per rimanere sopra il cap, l’effettiva firma sul rinnovo di quel contratto avverrà DOPO ad altre mosse.
Se il cap hold è minore del reale stipendio e fa comodo tenere alto il monte salari, si firmerà al più presto.

E così via…

Ora, già che sono stati chiamati in causa…

 

BIRD RIGHTS

Variano a seconda degli anni di permanenza del giocatore con una stessa squadra.
Una volta maturati, sono cedibili.
E sono a tutti gli effetti eccezioni salariali, dato che consentono alla squadra di eccedere il Salary Cap.

Larry Bird Exception
Minimo tre anni di permanenza, con alcune variazioni sul tema.
La squadra ha il diritto di offrire al giocatore un contratto di durata massima di 5 anni (unico caso in cui è possibile il quinquennale, di attualità per il Dwightmare) che abbia come base il cosiddetto massimo salariale e con incremento annuo massimo del 7.5%.
Per dettagli sul massimo salariale, parte 4

Early Bird Exception
Minimo due anni di permanenza.
Massimo 4 anni, incrementi annui del 7,5%, base il valore più alto tra il 175% del salario della stagione precedente e il cosiddetto average salary (parte 4) come base.

– Non-Bird Exception
Una sola stagione.
Massimo 4 anni, incrementi del 4,5%, base il valore più alto tra il 120% del salario della stagione precedente e il 120% del salario minimo (di nuovo, sarà argomento della parte 4).

Il senso di tutto ciò è come spiegato quello di garantire alle squadre un minimo di continuità.

I Larry Bird Rights permettono di offrire un contratto più alto di quello di qualsiasi altra squadra con adeguato spazio salariale (massimo di partenza, ma quadriennale e con incrementi del 4,5%) e sono stati creati per avvantaggiare le squadre che li detengono nel rinnovare i contratti con le proprie Stelle.

Gli Early e i Non-Bird invece sono strumenti dedicati a giocatori di media fascia, che potrebbero ambire a contratti di entità maggiore cambiando franchigia, ma cui viene data la possibilità di proseguire il rapporto con una franchigia anche se questa ha monte stipendi già importante.
Un perfetto esempio di come funzionino lo stanno offrendo JR Smith e i New York Knicks: arrivato nella Grande Mela nei primi mesi del 2012 con contratto al minimo salariale, Smith ha prima rinnovato il contratto per un anno (più uno in player option, che però era semplicemente un pro forma) utilizzando i Non-Bird Rights con l’esplicito intento di raggiungere le due stagioni di permanenza ed ora ha accesso agli Early Bird e con ogni probabilità troverà l’accordo con i Knicks per il massimo concesso da questa eccezione (quadriennale da 24 milioni).

Per completare il quadro generale della situazione dal punto di vista delle franchigie, manca solo un punto (più o meno):

 

RESTRICTED FREE AGENCY

Allo scadere del quarto anno di contratto per i giocatori scelti al primo giro e allo scadere del primo contratto NBA, solo se triennale o più breve, per tutti gli altri (quindi secondo giro e undrafted) è prevista questa formula.
Il concetto base è sempre quello di garantire alle squadre la possibilità di trattenere un giocatore, in questo caso anche contro la volontà (ma sono casi estremi) dello stesso.
Un restricted free agent può infatti essere “pareggiato”, cioè la squadra che ne detiene i Bird Right può valutare utilizzare l’offerta che il giocatore ha ricevuto da un’altra squadra come propria e rinnovare il giocatore di conseguenza.

L’intero sistema si basa sulla Qualifying Offer, un’offerta dall’ammontare predeterminato che è il “lucchetto” che la squadra di origine può attaccare al giocatore e in mancanza del quale il giocatore è un free agent qualsiasi.

Nel momento in cui la squadra estende la QO, il giocatore può accettarla o meno.

Se la accetta, questa diventa un ulteriore anno di contratto, al termine del quale il giocatore sarà un free agent unrestricted.

Se non la accetta, inizia il processo vero e proprio, con le seguenti opzioni:
– il giocatore raggiunge l’accordo per il rinnovo con la squadra di origine, indipendentemente dalle offerte altrui
– il giocatore raggiunge l’accordo con un’altra squadra e presenta a quella di origine un offer sheet, cioè un’offerta formale che la squadra di origine ha tre giorni per pareggiare o meno
– il giocatore non raggiunge alcun accordo… E brutalmente, aspetta di raggiungerlo.

Il sistema è questo, abbastanza semplice.
La squadra mantiene il controllo della situazione e non può in alcun modo essere privata del restricted free agent contro la propria volontà.
Può essere messa in difficoltà da offerte particolarmente elevate per il valore dello specifico giocatore (tipo… Tyreke Evans) o che complicherebbero enormemente la situazione salariale (Asik, ma del caso specifico si parlerà in altra occasione), ma se decide di tenere il giocatore lo può tenere, sempre.

 

Per oggi si chiude qui, prossima puntata sui contratti, ma dal punto di vista dei giocatori.

LINK
Prima parte

Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta parte


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