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I giocatori di fantabasket

Il fantabasket è una delle pratiche più riconosciute in occidente per l’autocelebrazione e simultaneamente la causa numero uno per l’ulcera. Si tratta di un gioco appassionante dove i partecipanti si sfidano sulle proprie conoscenze cestistiche per poi, a fine stagione, evidenziare sempre di più la regola summa di tutti i fantasport.

Vince chi ha più culo.

Sebbene tutto ciò dovrebbe quantomeno limitare il fenomeno o semplificarlo, tipo estrarre già il primo giorno il vincitore, i fantagiocatori sono in costante aumento.
Nonostante la loro eterogeneità alcune caratteristiche fisionomiche, culturali e abitudinarie vengono alla luce delineando dei profili riconosciuti scientificamente e che oggi illustreremo.

Un appunto per chi legge: per fantabasket (abbreviato a fanta) intendo il gioco che si basa sulla singola stagione con il fantadraft generale a inizio anno e la riassegnazione delle squadre l’anno successivo. Per dinasty NBA intendo il fantabasket in cui un giocatore diventa proprietario per una squadra per più anni e in cui i giocatori restano a contratto per più anni e gli scambi, le firme e il draft sono il più simili possibili a quelli reali.

Iniziamo!

Il commish

Il commish

Il commish

Il commish è un personaggio mansueto, abitudinario, rigoroso. Per mancanza di affetto nella vita reale ha deciso di sacrificare il suo tempo alla gestione organizzazione di un fanta o, peggio, di una dinasty. Il commish ha la pazienza di controllare tutti i punteggi, conserva il foglio excel con il draft, vidima le trade, controlla il salario di tutte le franchigie in cambio del solo privilegio di poter giocare assieme agli altri.

In genere questa povera creatura cerca di essere il più accomodante possibile, ma è il bersaglio preferito di ogni rompiballe che popola il pianeta.

Il commish fa di tutto per tenere il profilo basso, non deludere nessuno e far proseguire il gioco. Quello che non realizza è che anche se iniziasse a defecare pepite d’oro dal naso riuscirebbe comunque a venir criticato da qualcuno.
Questo senso di inappagamento tende ad incrinare la psiche dell’individuo che, affiancata dalle mancate ore di sonno per visionare qualche partita, provoca raptus di feroce violenza.

Molteplici i casi nella Brianza di nonnine uccise a martellate dai commish la sera della trade deadline.

Fate un opera di bene: se ne incontrate uno abbracciatelo e coccolatelo. Salverete così una vita.

Il tifoso

Il tifoso

Il tifoso

Come suggerisce il nome il tifoso devolve ogni particella cerebrale a ricreare nel suo fanta la squadra reale per cui tifa.
Poiché, feticismi a parte, le squadre NBA tifate in italia sono 3-4 se in un fanta ci sono più tifosi della stessa squadra sono soliti litigare tra di sé durante il draft per poi stringere alleanze durante la stagione.

Lo si riconosce facilmente per la presenza a roster nella sua fanta-franchigia degli scarti della squadra di cui tifa.
Il tifoso al dodicesimo giro sceglie Robert Sacre o Juwan Howard mentre il giocatore dopo di lui magari tira su Wes Matthews prendendo così un vantaggio medio di 12 fantapunti con questa sola mossa.

Pericolosissimi gli esemplari di tifosi di college, che provano una sorta di feticismo a ricostruire una squadra di soli giocatori che hanno giocato nel proprio college di appartenenza. Un tifoso di UNC non drafterà mai Kyrie Irving se c’è libero Corey Maggette perché per lui “il sangue di Blue Devil deve sgorgare come i fiumi dell’antica babilonia”.

A fine stagione lo si trova saldamente ancorato nelle ultime posizioni in classifica.

Lo statistico

Lo statistico

Lo statistico

Lo statistico è un personaggio viscido, spregevole e meschino. Ha mollato la sua ragazza e i suoi hobby per dedicare la sua vita allo studio delle statistiche avanzate al fine di migliorare il suo fantagioco. Il giorno del draft lo statistico si presenta con il portatile e una risma di fogli A4 su cui ha annotato un centinaio di modi diversi per classificare ogni bipede del pianeta che ha mai preso un’arancia tra le mani.

Obnubilato com’è dalla vastità di informazioni di cui dispone soffre della sindrome di Norimberga verso nbawowy.com, basketball-reference.com e gli articoli di Goldsberry con i quali ha tappezzato camera grazie ai poster delle mappe di tiro.

È spesso destinato a vincere il fanta, ma il quantitativo di ore che gli dedica lo porta spesso a perdere il lavoro, la visione della fibra da vicino e il diritto di figurare nel testamento dei genitori.

Morirà solo ma fiero dei suoi successi. Il freddo che patirà durante l’inverno (causa bollette non pagate) verrà superato grazie alla visione di qualunque partita il League Pass gli offra.

Verso Aprile potrebbe finalmente uscire all’aperto, ma preferisce mettersi a studiare le statistiche dei giocatori del prossimo anno in modo da non farsi trovare impreparato.

Lo si vede fuori di casa verso agosto, quando però un solo raggio di luce (solare o lunare) lo farà scappar via come i ragazzi delle scuole medie che fumano al passaggio dell’auto di un genitore.

Il polemico

Il polemico

Il polemico

Il polemico rompe i coglioni.Punto.
È il più grande scroto-clasta che la storia recente ricordi. Un’infanzia scevra di sofferenze e privazioni gli ha in qualche modo inculcato la convinzione che deve fare dello scoramento altrui la sua ragione di vita.

Il polemico contesta tutto, dall’ordine di scelta al draft alle trade validate dal commish, dalle proposte di cambio al regolamento alla piattaforma utilizzata per calcolare i punteggi, dal numero di giocatori a roster alla scelta dei salatini offerti dal padrone di casa.

Raramente il polemico vince un fanta poiché, impegnato com’è a trovare errori nell’etica sportiva o comportamento pseudo-fraudolenti dei rivali, si dimentica di avere anche lui una squadra  e spesso schiera una formazione di cui la metà sono infortunati da un paio di mesi.

Il polemico inoltre adotta il fastidioso metodo di rilanciare qualunque giocatore messo all’asta a pochi secondi dalla fine. Non lo fa perché vuole quel giocatore, lo fa per frantumare peni.
Ha sviluppato un algoritmo in grado di accendere automaticamente il suo PC e rilanciare di cento lire qualunque giocatore a 12 secondi dalla fine dell’asta.

Il polemico è il predatore scelto del commish, della cui frustrazione si nutre con avidità.

Ogni anno gli altri partecipanti si promettono di escluderlo salvo poi chiamarlo a 24 ore dal draft causa di un bidonaro dell’ultimo momento.

Il tanker

I supporters del tanker

Giocatore esclusivamente da Dinasty ma non per questo meno fastidioso. Il tanker crede nella ricostruzione come via escatologica del pianeta.
Ad un certo punto dell’anno, di qualsiasi anno, il tanker deciderà che la squadra che ha attualmente non lo porterà da nessuna parte e nel giro di 24 ore smantellerà tutto il roster in cambio di contratti in scadenza e scelte al prossimo draft.

Poiché non gli interessa vincere, né ora né mai, svende tutti i suoi giocatori al primo che capita scatenando così le ire del polemico e notti insonni per il commish che proverà a non validare le trade o a cambiare il regolamento per l’anno prossimo.

Il tanker si presenta al draft dinasty possedendo 16 delle prime 17 scelte, formerà un roster di potenziali fenomeni e veterani affidabili che lo porta ad essere il favorito assoluto ogni anno.

Ma basta che la sua scelta numero uno si infortuni per dieci giorni a causa di un’unghia incarnita che il tanker coglierà l’occasione al balzo per smantellare tutto di nuovo e ricominciare questo gioco perverso e autolesionista comprensibile a lui e a lui soltanto.

In genere i giocatori della squadra del tanker vincono il campionato, ma mai nella sua squadra.

 Lo scout

Lo scout

Lo scout

Lo scout vive la sua fantasquadra come un accessorio demodé per la sua passione di osservare prospetti. Il giocatore preferito dello scout è giovane, straniero, semi-sconosciuto. Per intenderci in ogni squadra dello scout Myck Kabongo c’è.

Se giocate in un fanta annuale le prime undici chiamate dello scout sono rookie o sophomore di cui il nostro ha ossessivamente visionato ogni partita a livello liceale o universitario. Le ultime due-tre scelte sono riservate a giocatori europei draftati anni prima e mai più chiamati.

In genere non stupitevi se trovate nel suo roster Vracheslav Kravstov, Chukwudiebere Maduabum e Viktor Sanikidze che totalizzeranno presenze due in un’intero anno messi assieme.

Lo scout sa scrivere Chukwudiebere Maduabum senza fare ctrl-V

Lo scout sa scrivere Chukwudiebere Maduabum senza fare ctrl-V

Se giocate in dinasty lo scout è troppo devoto alla sua passione di scopritore di talenti per negare una consulenza ai suoi avversari. In genere quando arriva il turno della sua scelta i suoi giocatori preferiti sono tutti andati via sotto suo consiglio, il che lo costringe a scegliere un giocatore grezzo come la calce che andrà ad arricchire il sapore esotico del suo roster.

Diventa particolarmente fastidioso quando si associa con un tanker, è invece foriero di lotte intestine se decide di entrare in partnership con un tifoso di college.

Il vintage 

Il vintage

Il vintage

Il fanta-giocatore vintage sviluppò la sua passione per la NBA una ventina d’anni fa quando sottoscrisse l’abbonamento a Superbasket controllando ogni notte i risultati delle partite sul televideo.

Questo suo attaccamento a quel periodo, che gli ricorda implicitamente quel tempo della sua vita in cui aveva ancora i capelli, gli impedisce di guardare, conoscere o quantomeno informarsi su ciò che è successo negli ultimi 5-10 anni. L’ultima partita di basket che il vintage ha visto era una replica su telemontecarlo.

A quello che si ricorda Michelini è un aitante telecronista di belle speranze, l’olimpia Milano è favorita alla vittoria del campionato guidata da Gallinari e D’Antoni (ignora il fatto che questi nomi oggi vogliano dire qualcosa per motivi diversi) e Dan Peterson non dovrebbe mai smettere di allenare.

Nel roster del vintage figurano (ormai da anni) Marcus Camby, Peja Stojakovic, Antonio McDyess, Sam Cassell, Alonzo Mourning e Cedric Ceballos a cui aggiunge i giovani di  belle speranze Steve Nash, Antoine Walker e una sua scoperta personale di primo pelo: Tayshaun Prince.

Si pregano tutti i fantagiocatori del mondo di avere tatto quest’anno quando comunicheranno ai vari vintage che Tracy McGrady, Allen Iverson, Grant Hill e Jason Kidd non sono più in attività.

Lo sfigato

Lo sfigato

Lo sfigato

Non si sa bene quale divinità abbia offeso, non sappiamo in che modo il karma sia stato in passato alterato dalle sue azioni, non sappiamo quale genocidio abbia ordinato nella sua vita precedente.

Si sa solo che lo sfigato non può vincere.

Egli è il più normale e affabile fantagiocatore che possiate incontrare. Sposta i suoi impegni per fissare la data del draft, mette a disposizione casa sua, segna i punteggi dei bidonari per dare una mano a chi non può farcela, chiede scusa se rilancia un giocatore a meno di 16 ore dalla fine della sua asta, fa l’accomodante nelle trade per non complicare la vita in sede di calcolo dei salari.

Eppure lo sfigato non vincerà mai.

Lo sfigato fa tutto correttamente, ma qualcosa gli impedisce sempre di vincere. Una volta si infortuna il suo miglior giocatore prima dell’inizio dei playoff, la volta dopo il sito fa i capricci per calcolare i punteggi e lo spareggio rigiocato lo vede sconfitto, perde la maggior parte delle partite per il fattore campo e la sua squadra non vince mai la lottery del fanta.

Eppure la dignità con cui subisce ogni colpo subìto è seconda sola a quella del Cristo Crocefisso del Cimabue. Perde la finale assoluta per colpa di 65 fantapunti di Anthony Morrow e lo sfigato è comunque in grado di congratularsi con il vincitore e di scherzarci più.

Mente.

Lo sfigato soffre, piange lacrime amare e singhiozza sonoramente. A fine stagione si ingozza di gelato, ascolta Alanis Morrisette e scende a patti col futuro.

Ma a quanto pare delle malvagie divinità Sumere gli impediranno di coronare quel suo sogno nascosto: battere il distratto.

Il distratto

Il distratto

Il distratto

Il distratto vive a vento. A malapena si ricorda di aver infilato i pantaloni la mattina quando esce di casa, figuratevi del suo fanta NBA.

Il distratto sta su facebook la maggior parte del tempo, ma effettua la sua scelta a 2 minuti dallo scadere del tempo e spesso e volentieri a casaccio.

Offre per i free agent senza controllare quanto spazio ha a disposizione o quanti giocatori ha a roster. Accetta le trade che gli vengono proposte con superficialità, paga le multe che il commish gli rifila, sorride alla tenera compassione che gli altri giocatori provano nei suoi confronti.

Il distratto spesso non posta i suoi punteggi, perché non si ricorda di doverlo fare.Confonde Zach Randolph con Anthony Randolph. A volte non protegge i suoi free agent per lo stesso motivo, e spesso il suo roster è completato da giocatori random scelti dal fondo della lista del commish come sanzione per aver infranto ogni tipo di penalità.

Eppure il distratto ha una fortuna imbarazzante. Il giocatore che sceglie per sbaglio diventa un fenomeno, quelli scelti prima sono veterani invalidi del vietnam. I giocatori che gli vengono assegnati sparano 60 fantapunti in faccia allo sfigato, vince contro il polemico quando i suoi punteggi li deve contare il commish (così che il polemico si incazza e il commish subisce di nuovo).

Evitate di giocare con un distratto, il vostro fegato ne risentirà pesantemente.


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